Sono tanti gli sforzi fatti in questi anni per cercare di dare un senso umano e di dignità anche a coloro che vivono l’esecuzione della pena in un carcere. Ma la situazione dei penitenziari italiani rimane esplosiva.
Per mutare realmente questo scenario crediamo sia indispensabile un cambiamento radicale di natura prettamente culturale. Un cambiamento che ci porti a considerare il carcere come un luogo che non è lontano o esterno alla società, ma che è dentro la società, di cui fa parte essendone un pezzo come altri. Le case di reclusione non possono diventare una “cloaca”, ovvero il rifugio dove abbandonare tutte le situazioni di disperazione e disagio.
Per arrivare a ciò bisogna utilizzare sempre meno il carcere e ricorrere di più alla cultura delle pene alternative. Il che non significa semplicemente lasciare le persone fuori dai penitenziari, ma lavorare con loro per ricreare nel tessuto sociale delle concrete opportunità di reinserimento nella società. Questo è fondamentale per interrompere il perverso meccanismo delle recidive.
Il sovraffollamento penitenziario è dovuto in larga parte a tanta gente che ritorna dietro le sbarre perché la società non è riuscita a riconsegnare a quel detenuto in libertà delle vere opportunità.