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La redazione La Casa della carità, con i suoi ospiti, operatori e volontari, dialoga con la città sui temi che riguardano Milano e le persone di cui ci occupiamo.


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L'intervento conclusivo di don Colmegna nella giornata di sabato 20 novembre

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21/11/2009 | in La diretta degli incontri

Don Virginio Colmegna ringrazia con commozione il Cardinal Martini per la riflessione che ha regalato ai presenti, nonché la fondazione Unidea che ha sostenuto l'iniziativa. Ringrazia anche le istituzioni civili e quelle religiose presenti.

Legge poi una poesia, “E saremo contagiosi della gioia”.
La città di Milano chiede di ritrovare i legami e avere uno sguardo pieno di speranze e futuro; per questo deve ripensarsi, ritrovare il gusto del coltivare sentimenti di pace che ne fanno una città bella e coesa.
Quelli trascorsi sono stati cinque anni di storia di ospitalità in un quartiere in cui si respirano il disagio ma anche la ricchezza di tanti diversi respiri presenti.
C'è urgenza di trovare insieme nuove forme di convivenza e nuovi luoghi di vita dignitosa, favoriti da un clima di consenso e di fiducia.
Casa della carità è diventata anche impresa, dialogo con il mondo economico, una realtà operosa.
La sfida che Casa della carità vuole interpretare oggi, parte dal sentirsi coinvolti e responsabili per la costruzione di un bene comune, solidale e sicuro, che riguarda la città; vuole collaborare a far crescere la cultura dal basso, combattendo l'individualismo esasperato e la schiavitù del consumo.
Questi tre giorni non vorrebbero finire con oggi ma continuare come metodo: con il confronto si è promosso un dialogo con tutti gli aspetti del vivere in città, che non si vorrebbe vedere come seduta e implorante; deve prendere spazio la disponibilità, la cura delle relazioni tra le persone.
La sofferenza incontrata ci costringe ad allargare l'orizzonte, a far crescere una cultura della prevenzione piuttosto che quella dell'emergenza; vanno però raccontate anche le storie positive nate da questo “stare nel mezzo”, che è una scelta di Casa della carità. Storie che sono segni che ci impegnano e ci costringono a non mollare.
La nostra cura di accoglienza è un patto di legalità e socialità ma si può fare solo se l'esperienza non viene isolata ma cresce con la città e si fa problema di tutti; il dialogo che si vuole continuare è un progetto da sentire nostro, porta con sé tante idee concrete ed è fatto di grandi domande che riguardano tutti.
La passione per la legalità è una passione per la dignità di ogni persona.
Una Milano che si-cura può cambiare linguaggio, raccontare il positivo che c'è, far crescere speranza.

Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ringrazia Casa della carità per la sua opera e per la ricchezza dei contributi dati alla vita di Milano in questi cinque anni di vita.
Casa della carità ha testimoniato in questi anni una fede cristiana vissuta, una solidarietà non a parole, ma concretizzata nell’incontro con l’altro, nella stima dell’altro, con una volontà di coinvolgimento non urlata.
Condivide il messaggio di Casa della carità: occuparsi degli altri, degli ultimi, è un valore che riguarda tutti noi. La carità è una dimensione ontologica della persona umana e i 5 anni di vita di Casa della carità hanno testimoniato che queste parole non sono solo principi filosofici ma possono diventare realtà.
Ricorda inoltre che Milano e Lombardia sono la culla del volontariato, che le presenze, gli enti non profit e del terzo settore operanti in questo ambito sono cresciuti di numero, con un aumento del 90% dal 2000 in poi. Nell’intero territorio regionale vi sono 40.000 gruppi: uno straordinario esercito positivo di donne e uomini che sentono ancora l’esigenza di spendere del tempo per stare vicino agli altri, con la consapevolezza di realizzare un incontro tra soggetti di uguale valore. Conclude dicendo che Regione Lombardia è lieta di essere al fianco di Casa della carità e continuerà ad esserle vicina in un’ottica di sussidiarità.

Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, plaude il lavoro quotidiano di Casa della carità, un lavoro che cerca di tenere insieme due dimensioni che troppo spesso tendono ad essere separate: accoglienza e legalità.
Sottolinea che la responsabilità condivisa è la risposta per cercare insieme nuove soluzioni, per capire se si poteva fare di più, per capire quali sono le risposte.
Casa della carità è un luogo simbolo, perchè la casa è un luogo simbolo. L’amore ha sempre una casa, e questa è la casa dell’amore nella nostra città. Luoghi come questo ci stimolano a vedere che è possibile un percorso in cui mettiamo in discussione noi stessi e dove gli altri si mettono in discussione. In questo modo si potrà davvero costruire nella nostra città percorsi nel rispetto della legalità e dell’accoglienza.
Conclude ringraziando don Virginio, per tutto il lavoro fatto in questi anni.

Interviene il Mons. Carlo Redaelli, vicario generale della diocesi di Milano, che porta i saluti del cardinal Dionigi Tettamanzi. Ricorda il discorso fatto dal Mons. Tettamanzi lo scorso anno a Sant’Ambrogio “La città rinnovata dal dialogo”, in cui auspicava la presenza di luoghi, qui a Milano, per il dialogo e l’incontro.
Questi luoghi ci sono, Casa della carità è sicuramente uno di questi, a Milano ci sono tante realtà che si curano degli altri. Auspica la diffusione della cultura del volontariato e sottolinea il ruolo importante delle istituzioni, dei mezzi di informazione, della Chiesa e delle sue istituzioni, ma ricorda che bisogna arrivare a livello del passaparola tra le persone.
Conclude rinnovando gli auguri a nome dell’ Arcivescovo e della Chiesa ambrosiana, per una società più colorata, più positiva e piena di speranza.

Interviene Mons. Merisi, presidente Caritas Italiana, per augurare a don Virginio, don Massimo e gli altri collaboratori, di proseguire nel cammino intrapreso.
Se da parte di tutti ci sarà la capacità di portare il proprio contributo, di una progettualità vera con voglia di insieme e voglia di bene, allora questo cammino di Casa della carità potrà, con l’aiuto di tutti, andare avanti e aiutare ciascuno di noi a risolvere i problemi.

Don Colmegna conclude ringraziando tutti, ricordando il concetto di eccellenza, difeso da Teresa Pomodoro a cui è dedicato l’Auditorium in cui ci troviamo, e l'idea di perseguire la qualità.


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