|
Torna all'elenco dei post
28/10/2009 | in
Immigrazione e Accoglienza
L’immigrazione sarà la grande questione del futuro perché si tratta di un fenomeno che implica aspetti culturali, antropologici e relazionali profondi.
Dobbiamo esserne consapevoli e prenderne coscienza.
L’approccio emergenziale andrà bene per i talk show televisivi, ma non risolve i problemi, anzi li peggiora perché genera ansie e paure. Occorre un’ottica completamente differente.
La prospettiva che proponiamo noi consiste nell’ampliamento delle politiche di cittadinanza e di conseguente responsabilizzazione degli stranieri.
Soltanto offrendo strumenti seri di partecipazione attiva si possono rafforzare il senso di appartenenza e di responsabilità e allontanare il rischio di adesione al mondo dell’illegalità.
Senza politiche di inclusione si favorisce l’avanzata di traffici illeciti, del mercato del sesso e della droga e di tutti quei fenomeni che caratterizzano l’abbandono e l’emarginazione
| Commenti recenti |
 |
Ammiro don Colmegna per la sua carità, ma lo esorto ad essere realista. Si possono aiutare cento, mille, centomila bisognosi, ma non un numero praticamente infinito. Centinaia di milioni di persone premono alle porte dell'Europa e non possiamo illuderci di provvedere a tutti. Tentiamo perciò di integrare i presenti, ma per l'immediato futuro REGOLIAMO L 'IMMIGRAZIONE in modo da accettare solo chi può inserirsi. Solo così, con la prospettiva di una soluzione percorribile, anche chi attualmente manifesta un atteggiamenti poco disponibile sarà disposto a collaborare.
inviato da giorgio - 1/11/2009 11:17
 |
Sarà perchè mi sento tanto bisognosa di cura che con facilità vedo nell'altro uno come me, bisognoso di "unguento", di ascolto, di casa, di calore.
Sarà perchè mi lascio spesso attraversare dagli sguardi che a volte mi bucano e mettono a disagio, che sto imparando a lasciare uno spazio di silenzio e rispetto tra me e l'altro, come un pezzetto di terra fertile e sacro, come un luogo di cambiamento per me e ospitalità per chi mi sta vicino. Luogo dove sia possibile fare uguaglianza e lasciare crescere l'erba.
Sarà perchè i piedi che calzano scarpe logore, mi parlano di strada percorsa senza riposo, senza una casa dove stare scalzi che sogno città dove ci siano locande sempre aperte e mai al completo.
Sarà perchè in giro per il mondo, incontrando lingue e colori e volti e storie altre rispetto a me, ho costruito la mia identità e sarà perchè in quella diversità c'è l'ossigeno che mi fa vivere che gusto l'immigrazione come un dono di un Dio che ci chiama alla relazione, che ci chiama a stare sulla soglia di noi stessi liberi di incontrare. Un Dio che ci offre una strada dentro gli occhi dell'altro per essere di più.
inviato da anna - 30/10/2009 19:25
 |
Gentile Franco, il nostro impegno quotidiano è guidato dal valore della carità intesa come forma di giustizia. La invitiamo a venirci a trovare alla Casa della carità, potrà conoscere i nostri progetti per aiutare le persone a uscire dal circuito dell’assistenzialismo. In particolare, vorremmo mostrarle il lavoro che facciamo con gli anziani soli del quartiere Crescenzago. Grazie. Casa della carità.
inviato da Casa della Carità - 30/10/2009 16:33
Se don colmegna fosse un dirigente d'azienda, a quest'ora sarebbe stato licenziato, le sue fallimentari inizitive avrebbero compromesso l'azienda, i risultati si vedono in via Padova e dintorni.
Don colmegna per anni ci ha imposto una carità assurda avulsa da ogni reciprocità civile.
Un pietismo al cilicio per godere poi della lussuria della redenzione buonista.
Addio don colmegna, lei è una verà calamità.
inviato da franco - 30/10/2009 11:45
4 commenti per Immigrati e cittadinanza
| Inserisci il tuo commento |
 |
|