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6/11/2009 | in
Legalità e Diritti
La nostra esperienza ci dice che è difficile pensare al carcere come luogo dove sviluppare progetti di recupero, ma si può comunque provarci. Segnaliamo l’opera meritoria di tutte le attività sociali e la presenza forte del volontariato. Così come vanno sottolineate le azioni umanitarie dei cappellani. Queste realtà possono farci intravedere un nuovo modo di guardare al carcere. E di vederlo come posto dove ci sono uomini e donne che portano dentro di sé le debolezze della società. Perché una società che non sa prevenire e che non sa evitare le recidive è una società che ha dei problemi. Noi, come Casa della carità, ci occupiamo di quelle persone che escono dal carcere e non hanno una casa dove poter tornare. Così come molti si occupano di reinserimenti lavorativi e altri del tema della tutela della salute. Bisogna attorniare il carcere di relazioni buone cercando di ricostruire, per chi vi si trova, dei legami con la società, anche affettivi. È questo il primo passo per procedere a un’effettiva reinclusione sociale.
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concordo perfettamente con il post: il carcere e i carcerati sono il prodotto quasi inevitabile di strutture sociali più ampie relative al modo di vivere, di educare e alla scala di valori che si è radicata nella nostra società. l'incapacità della struttura di detenzione di reinserimento e di recupero è evidente a chiunque conosca tramite esperienza diretta quel tipo di realtà. Noi come associazione permettiamo a chi vive il carcere "da dentro" di poter comunicare e confrontarsi con chi è "fuori" tramite l'uso di internet, per chi volesse leggere i post: www.dentroefuori.org
inviato da dentroefuori - 7/11/2009 9:55
1 commenti per Il reinserimento sociale
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