|
Torna all'elenco dei post
2/11/2009 | in
Legalità e Diritti
La "tre giorni del sociale" a Milano parte dal carcere. E' il primo luogo di cui Milano si-cura e c'è da esserne orgogliosi.
Sono poche le città che vivono il carcere come parte del proprio tessuto sociale. Milano è fra queste.
La città metropolitana e la cittadella penitenziaria come vasi comunicanti, in continuo collegamento. Solo cosi può essere seriamente tentata l'applicazione del dettato costituzionale, che chiede il progressivo reinserimento del condannato nella vita sociale.
Un carcere escluso dalla città che lo contiene favorisce la perdita di senso del sistema penitenziario. Non solo.
Il senso di esclusione non investe soltanto i detenuti, ma tutti gli altri abitanti della città penitenziaria, generando frustrazione, burn out, estraneità rispetto agli obiettivi istituzionali. Del rapporto tra la città e il carcere, della possibilità per i detenuti e gli operatori di diventare un'istituzione significativa per i cittadini ragioneremo nel primo incontro di questa "tre giorni".
Ascolteremo la voce della magistratura di sorveglianza, prima protagonista del passaggio tra la pena detentiva a quella scontata sul territorio, in mezzo alla città. La voce dell'Amministrazione Penitenziaria Regionale, che gestisce quotidianamente gli 8000 detenuti della Lombardia tentando di far quadrare il cerchio tra la legge e la quotidianità fuorilegge del sovraffollamento.
Ascolteremo Agesol, che con lo strumento del lavoro tenta di costruire nuove strade "fuori le mura". La voce del criminologo ci aiuterà a comprendere le ragioni del carcere, del delitto, dell'esclusione dal contesto sociale.
E, infine, parleranno i detenuti, ci diranno le loro difficoltà, le speranze, le paure, la voglia di essere anche una risorsa per la città, non solo un peso. E ascolteremo la città che risponde.
Lucia Castellano, direttore carcere Bollate
| Inserisci il tuo commento |
 |
|