sottolinea come il compito di una Caritas sia opporsi all'individualismo, vera forma di povertà, ancor più drammatica di quella economica.
Sono la solidarietà, la sussidiarietà e la prossimità a meritare la cura: l'uomo non è solo potenza e volontà, ma anche fragilità e limite; egli non può costituirsi in modo autonomo a prescindere dalla società, così come quest'ultima non può tralasciare gli individui che la compongono.
Individua poi le criticità con le quali ci si scontra attualmente parlando di welfare: il reato di immigrazione clandestina e gli sgomberi senza prospettive che mettono in discussione il diritto alla cura dei cittadini stranieri e il processo attuativo della legge 3 di Regione Lombardia del 2008, espressione dello stato di fragilità della progettazione condivisa.
Gianni Bottalico mette l'accento sul fatto che Milano negli ultimi dieci anni ha perso 8000 posti di lavoro, mai recuperati.
Come si può uscire dalla crisi e recuperare il nostro standard occupazionale considerando che il lavoro di oggi è dequalificato, mal pagato e flessibile?
Questo contesto deve far ripensare il sistema di welfare, impegnarsi in un patto per il bene comune dove tutti i soggetti sociali, collaborando, riorganizzino i bisogni che nel prossimo futuro interpelleranno fortemente la società.
Bruno Andreoni evidenzia come per fare buona assistenza sia fondamentale la formazione degli operatori socio-sanitari.
Dall'ospedale al territorio, è necessaria un'attenzione particolare alla fragilità delle comunità all'interno delle quali si opera.
Ci si auspica che a rispondere ai bisogni del territorio non sia più solo uno stretto rapporto medico-paziente ma un lavoro di equipe svolto da un team interprofessionale che eserciti all'interno di una rete di servizi.
Perchè ci sia cura è però anche imprescindibile la cultura e per questo viene interpellata l'intera società.
Alessandra Kustermann sottolinea come negli ospedali si pensi alle grandi terapie piuttosto che alla singola persona che viene affidata alle cure del reparto.
Non è la politica, troppo legata al bilancio, a poter risolvere molte situazioni spinose legate al welfare in Italia; chiave è il contributo del territorio, di associazioni sociosanitarie private appartenenti al terzo settore.
Il lavoro di un medico ha senso se si può proteggere la persona e tutto ciò che porta dentro di sè, la sua dignità.
Gaia Jacchetti parla di medicina dell'immigrazione, tema molto sentito dal momento che l'incidenza di residenti immigrati nel nostro Paese è arrivata al 7,2%.
La sfida più grande è garantire la possibilità di cura alle persone che, per qualsiasi motivo, si trovano ai margini.
E' noto che il processo migratorio pone i migranti in una situazione di vulnerabilità ma non necessariamente di malattia.
L'assistenza allo straniero in Italia è disomogenea poichè regolata a seconda delle diverse regioni; i diritti, nella concretezza, spesso non sono garantiti.
Il sistema sanitario dovrebbe essere flessibile e permeabile per rispondere alla diverse esigenze delle persone immigrate.
In Lombardia il G.R.I.S., unione di associazioni del terzo settore, è una limitata ma significativa risposta a questa lacuna del welfare.
L'associazione La Strada sottolinea come oltre ad occuparsi dei bisogni materiali si debba pensare all'educazione delle persone aiutate, alla sensibilizzazione verso l'ambiente e a radicarsi nel territorio per rispondere ai bisogni della realtà in cui si vive.
Il terzo settore però rischia di diventare un mero erogatore di servizi che deve confrontarsi con una situazione di insufficienza sempre crescente.
Gli ultimi, oggi come mai, siamo tutti: i bambini italiani, gli operatori sociali...