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21/11/2009 | in
La diretta degli incontri
Don Colmegna apre l’intervento “Milano si-cura. I frutti del dialogo per una nuova cittadinanza” sintetizzando gli incontri svolti fino a questo momento, che hanno visto la partecipazione di oltre 1000 persone.
In video il Cardinale Martini, che ha voluto fortemente la Casa della carità, risponde alle domande di don Massimo Mapelli:
Don Massimo Mapelli: in un momento in cui la sicurezza è avanzata da tutti come soluzione di tutti i mali, invochiamo il bisogno di riconciliazione. Come si educa al dialogo? Come si arriva alla riconciliazione?
Cardinale Martini: occorre ascoltare, stimare l’altro e avere qualcosa da dare. Dobbiamo sapere che abbiamo molto da ricevere da chiunque, anche dai più poveri e lontani come cultura.
Don Massimo Mapelli: nella Casa della carità sono passate quasi un centinaio di nazionalità, culture e religioni diverse. Milano è un crogiuolo di culture e religioni: come può Milano diventare la città dell’incontro e non dello scontro?
Cardinale Martini: Milano non appare come crogiuolo ma come luogo in cui le culture si affiancano: occorre uno sforzo perché le culture dialoghino tra loro. E’ necessario che la città diventi un luogo di convivialità. E’un impegno arduo. Si possono moltiplicare tanti piccoli luoghi di convivenza e convivialità, senza spaventarsi delle difficoltà. C’è difficoltà di adattabilità nelle diverse culture: bisogna accogliere e fare sentire alle altre culture che un dialogo è possibile. Casa della carità ha scelto la via giusta.
Don Massimo Mapelli: quando il Cardinale Martini ha pensato a Casa della carità, ha pensato alla città intera. Casa della carità è anche espressione della Chiesa di Milano, con due preti a tempo pieno. Come deve la Chiesa guardare alla città e come può coniugare il carattere profetico che deve portare dentro la città?
Cardinale Martini: Casa della carità dev’essere un luogo esemplare perché non è possibile agire in modo efficace se non attraverso l’esempio. La Chiesa ha delle responsabilità verso tutti, non può limitarsi a un unico aspetto. Bisogna sapere guardare le cose dal punto di vista del povero.
Siamo tutti in parte poveri perché la povertà è soprattutto il non contare niente, essere senza potere, senza ascolto. Ciascuno deve con coraggio tirare fuori la propria povertà e guardare gli altri da questo punto di osservazione.
Don Massimo Mapelli: la paura si trasforma nel “si salvi chi può” e nel “ mors tua vita mea”: come si può tornare a ragionare insieme? Quali i segni di speranza?
Cardinale Martini: La paura crea contrasto. Mette in contrasto non solo noi, ma anche gli immigrati. E’ necessaria la vera stima dell’altro. Per vincere la paura c’è la via dell’esempio, la via dei piccoli passi.
Don Massimo Mapelli: In questi giorni c’è la mostra “I colori di Dio nelle diverse religioni”, come si può dare respiro attraverso questo tema?
Cardinale Martini: tutte le religioni hanno preghiera, adorazione, lode e ringraziamento. Il dialogo va fatto attraverso la religiosità, che nasce dalla preghiera, e che è un sistema aperto, in cui la persona è pronta a leggere nell'altro la sua stessa esperienza.
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