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I temi degli incontri
Il carcere di Bollate
Il nostro percorso partirà dal carcere di Bollate. Chi è colui che sta in carcere, quale il suo volto, la sua storia? Istintivamente pensiamo che sia meglio buttare la chiave e che i detenuti siano estranei o irrecuperabili, colpevoli irrimediabilmente. Eppure dovremmo credere in un percorso di recupero, proprio perché le vittime possano essere ascoltate e non abbandonate a un generico sentimento vendicativo.

L’Assolombarda
Dal carcere di Bollate andremo all’Assolombarda per parlare dei conflitti che attraversano gli ambiti del lavoro e dell'abitare. Nella Casa della carità avvertiamo con urgenza la necessità di trasformare questi problemi in progetti di impresa, cooperazione e di diritto a una dimora. Per far sì che la domanda di riscatto trovi spazio nella progettazione della città, nello sviluppo urbanistico e nelle scelte economiche.

La Triennale
Alla Triennale inaugureremo una mostra dedicata alla fragilità spesso racchiusa in storie di vita contrassegnate da grave emarginazione e disagio psichico. La Casa della carità entra continuamente in relazione con questa sofferenza. Perciò chiediamo alla Milano che ripensa al suo sviluppo di accogliere la domanda di salute e di salute mentale di queste persone, anche perché la debolezza e la solitudine sono condizioni esistenziali sempre più diffuse nei contesti metropolitani contemporanei.

Il Palazzo di Giustizia
La Casa della carità incontra tante persone che chiedono di essere riconosciute come soggetti portatori di diritti. La dignità di ciascuno esige il rispetto di tali diritti. Il Tribunale amministra la legge, ma è anche il luogo da cui vogliamo chiedere l’affermarsi di una giustizia che dia certezze tanto alla domanda di legalità quanto al rispetto dei diritti e dei doveri che esprimono una piena cittadinanza.

Le Acli
Ospitare è anche saper accogliere la domanda di cura e di accesso ai servizi sanitari dei più deboli. La Casa della carità porta alle Acli la propria esperienza memore che la costruzione di un welfare davvero inclusivo significa acquisire il pieno diritto di tutti a una cura accessibile e qualitativamente alta.

La banca UniCredit
Alla Casa della carità abbiamo accolto persone di più 80 nazionalità differenti. Sappiamo che senza immigrati si fermano le imprese e che si genera solitudine e abbandono nelle famiglie dove vi sono anziani non autosufficienti. Senza dimenticare che l’immigrato, con le sue rimesse, sostiene lo sviluppo del proprio paese di provenienza. All’UniCredit vorremmo dialogare di tutto ciò e chiedere forme innovative di sostegno all'immigrazione da parte delle forze del mondo imprenditoriale.

La Casa della carità
In un periodo di profonde trasformazioni nel tessuto sociale ed economico del Paese, la ricerca di soluzioni che stimolino la crescita economica rappresenta un imperativo categorico: la mancanza di crescita economica non permette di attivare, senza ulteriori attriti, quei meccanismi di redistribuzione della ricchezza che sono alla base del benessere comune.
Quali modelli e quali livelli di crescita il Pubblico e il Privato possono perseguire, sia autonomamente sia in stretta cooperazione, per mettere le basi di uno sviluppo duraturo che concili crescita, redistribuzione delle risorse e inclusione economica e sociale?

Nel pomeriggio restituiremo i contributi di dialogo e di riflessione che saranno scaturiti sia dagli incontri pubblici sia dal dibattito in rete in modo da consegnarli alle istituzioni che ci avranno patrocinato e sostenuto.

Nella speranza che questa nostro sguardo dai confini possa ridare alla città il desiderio di prendersi cura di sé.


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